Gradoli: tra natura, arte e gastronomia. Immerso negli incantevoli e radiosi panorami della Tuscia, Gradoli si presenta come il borgo più suggestivo dell’area circostante il lago di Bolsena; un luogo affascinante, capace sicuramente di stupire per i suoi paesaggi mozzafiato e il suo abitato, così straordinariamente ricco di monumenti e palazzi storici. Il borgo sorge su uno sperone di tufo, particolare questo, che incornicia la cittadina come in una straordinaria cartolina. Una leggenda narra che in una grotta poco fuori il paese di Gradoli (chiamata ancora oggi Poggio del Diavolo), vivesse un demonio; questo era solito terrorizzare con brutti scherzi gli abitanti di Gradoli. Molti giovani valorosi avevano tentato di ucciderlo ma erano stati tutti sconfitti. Un giorno il demonio, tornando a casa, trovò un leone che dormiva nella sua grotta. Tentò di svegliarlo e di cacciarlo, ma il leone riuscì a sconfiggerlo e il povero demonio dovette sprofondare nell'Inferno. Il suo bastone però rimase conficcato nel terreno. Il leone casualmente vi dormì sopra e l'indomani sul bastone era cresciuta una vite: la vite dell'Aleatico. Per riconoscenza gli abitanti di Gradoli misero nel loro stemma proprio il leone e il bastone con la vite. Le origini di Gradoli sono tardo medioevali quando fu costruito un castello; la leggenda vuole che l'entrata del castello potesse essere raggiunta solo attraverso una scala a gradini (gradus in latino), da cui Gradoli. Del castello originale rimangono pochi segni, come la torre difensiva, ora inglobata in una casa privata (e quindi non visitabile), l'arco d'ingresso, una piccola parte delle mura ... ed il Palazzo Farnese, uno degli edifici simbolo del borgo laziale. La costruzione cinquecentesca, che domina l'intero paese, fu progettata da Antonio da Sangallo come residenza estiva di papa Paolo III e dei Farnese. Il palazzo, conserva sontuose stanze affrescate ed ospita al suo interno il Museo del Costume farnesiano, interessante raccolta di abiti, armi, utensili rinascimentali, e il Centro Nazionale di Studi sulla Famiglia Farnese. Il Museo, con l'ausilio di pannelli illustrativi, postazioni interattive, saletta video, presenta un’ampia collezione di riproduzioni di abiti nobiliari, popolari, ecclesiastici, abbigliamento intimo, accessori, armi e armature del periodo rinascimentale. Tutti gli abiti sono realizzati sulla base di quadri, stampe e dipinti dell'epoca e si riferiscono in particolare al vestiario della famiglia Farnese. Oltre ai costumi sono esposti antichi registri dell'archivio storico, alcune ceramiche del XVI secolo ritrovate nel palazzo, un telaio per la tessitura del 1800 e diversi oggetti per la lavorazione della lana. Naturalmente il palazzo non è l’unica attrattiva; tutto il borgo antico, infatti, merita sicuramente di essere visitato, sia per la sua immensa ricchezza artistica e architettonica, che per i suoi boschi e laghi.
Una visita a Gradoli non può iniziare che dal suo centro storico che ha come punto di partenza Piazza Vittorio Emanuele, dove si può ammirare la fontana a fuso con mascheroni. Da qui, attraverso l’arco detto “di Ciuchini”, ove era l’antica porta di accesso al borgo, si entra nel centro storico. A destra potremo vedere gli antichi palazzi signorili tra i quali la casa canonica, vecchia sede comunale e la casa di Horatio Romano, contabile dei Farnese il cui nome è ancora bene visibile sopra l’antico portale. In fondo alla via troviamo la piccola Chiesa di San Michele Arcangelo, probabilmente già esistente nel 1118 all’epoca del Sinodo della Val di Lago. Salendo l’antica via del Castello si entra in quella che era la parte fortificata del paese. Qui potremo trovare ciò che rimane della Chiesa di San Giovanni Decollato, una delle più antiche di Gradoli. Oltrepassando un arco entreremo in una piazzetta tipicamente rinascimentale, dove potremo ammirare Palazzo Galeotti con il suo interno riccamente affrescato, e l’antica cisterna medioevale. In fondo alla piazza si può ammirare la splendida Chiesa della Collegiata di Santa Maria Maddalena, un edificio che nacque nel corso del rinascimento ed il cui progetto fu ideato dal geniale artista Antonio da Sangallo. La chiesa, con la sua facciata sobria ed elegante in stile barocco, forma con la torre campanaria un complesso unico. Il suo interno è composto da tre navate divise da sei pilastri in finto marmo venato. Quella centrale ha una volta a botte con finestroni e termina con un'abside. Quest'ultimo, decorato agli inizi del XVIII sec. da Francesco Alippi e Luca Rubini, s’innalza su sei colonne con capitelli compositi. Dalla sacrestia si accede al Museo di arte sacra aperto nel 1979. Qui sono conservati un ciclo di affreschi rinascimentali che hanno per soggetto la passione di Cristo. Sulle paraste che dividono i diversi quadri, il giglio farnesiano ci rivela la committenza dell’opera. Si è portati perciò a dedurre, dato che non esisteva una cappella interna al palazzo Farnese, che questo spazio un tempo potesse essere la piccola Cappella dei Farnese. La Chiesa di San Rocco, ubicata nella salita che parte dal fondo della piazza, fu costruita per volontà del popolo scampato alla peste. Uscendo dal paese per la “strada vecchia” e oltrepassato il colle, possiamo ammirare la piccola Chiesa di S. Egidio ove viene celebrata la messa ogni primo settembre. Imboccando invece l’Arco di San Vittore si giunge ad un colle, dove sorge la Chiesa di San Vittore innalzata nel luogo in cui, secondo la leggenda, il Santo apparse miracolosamente ai cittadini. Scendendo per la strada che porta verso il lago, dopo aver percorso circa sette chilometri, sulla riva si vede la chiesa di San Magno un tempo del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta. La costruzione di tufo possiede una copertura a capriate e un portale con un cornicione in stile rinascimentale. All’interno, sopra all'altare maggiore troneggiava la figura di S. Magno Vescovo. La chiesa gode di un singolare privilegio detto il "Perdono di San Magno": Il 19 agosto di ogni anno, chi partecipa alla Messa, celebrata nella chiesa, può ottenere l'indulgenza plenaria, concessa da Papa Benedetto XIV nel 1774. Tra i prodotti tipici del borgo troviamo i vini Aleatico e Grechetto, la grappa e l'olio extravergine di oliva, noto in tutta Europa per la sua altissima qualità. Famosi poi i fagioli bianchi, detti del “Purgatorio di Gradoli”, piccoli e teneri, sono coltivati con tecniche tradizionali, che non prevedono uso di prodotti chimici, su terreni di origine vulcanica. Numerose le manifestazioni che affondano le proprie radici nelle tradizioni locali. In primis occorre ricordare la "Tantavecchie". Si tratta di uno dei più antichi riti dalle caratteristiche davvero originali. Esso si svolge nelle tre serate che precedono il 6 gennaio, la giornata in cui si festeggia l'Epifania. Nutriti gruppi di cittadini scendono per strada con l'obiettivo di dare la caccia alle streghe. Non mancano le tradizioni legate alla Pasqua. Tra queste c'è il Pranzo del Purgatorio che coincide con il Mercoledì delle Ceneri, il giorno che chiude il periodo carnevalesco per introdurci a quello, dai toni completamente diversi, della Quaresima. All'interno del capannone della cantina sociale viene organizzato un mega pranzo cui partecipano migliaia di persone. Sin dal Cinquecento viene proposto ai commensali lo stesso menù, tra cui spiccano i famosi fagioli e il vino del luogo. Tutto ciò con l'obiettivo alquanto simbolico di prestare soccorso alle cosiddette anime del purgatorio. Dalla primavera fino all'estate a Gradoli è tempo di sagre in grado di attirare centinaia di visitatori, vista anche la vicinanza con l’Umbria e la Toscana. Tra queste ricordiamo la sagra dell'Aleatico che si tiene nell'ultimo weekend di luglio e nel successivo fine settimana. La manifestazione viene articolata attraverso la degustazione del vino Doc Aleatico con l'esposizione di stand enogastronomici, prodotti locali e l'esibizione di gruppi musicali locali. Il 19 agosto, infine, Gradoli si riempie di un gran numero di turisti in occasione della Festa di San Magno. Si tratta di una manifestazione campestre che vede l'adesione di bande musicali e dei figuranti, veri e propri protagonisti dell'antica processione. Lo scenario è quello incantato della chiesa che sorge in prossimità del Lago.
02 / 10 / 2010
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