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Il pane dei pastori


Dorgali, Oliena, Gavoi
Tempo di percorrenza stradale: 01h11
Percorso: 66 km

Dorgali
Con i suoi 225 kmq di territorio, Dorgali è tra i comuni più estesi della Sardegna. Il mare cristallino del Golfo di Orosei e le montagne selvagge del Supramonte costituiscono un invidiabile patrimonio naturale.
Sviluppatasi su un costone roccioso che scende dal monte Bardia, la cittadina di Dorgali dista 30 km da Nuoro e poco meno di 10 dal mare di Cala Gonone. Insediamento agricolo e pastorale, questo paese è anche un centro importante per l'artigianato del cuoio, della ceramica, della filigrana e per la tessitura di tappeti. Per i buongustai due tappe fondamentali sono costituite dalla cantina sociale e dal caseificio.

Perchè visitare Dorgali
Nel centro storico si incontrano vecchie costruzioni edificate con la scura roccia vulcanica. Molte le chiese dell'abitato, tra queste San Lussorio, la Madonna d'Itria e la Maddalena. Sulla centrale piazza Vittorio Emanuele si innalza la facciata della Parrocchiale di Santa Caterina, il cui interno è ornato da un grande altare ligneo scolpito.

In paese si può visitare l'interessante Museo Archeologico che raccoglie una importante collezione di reperti di epoca nuragica (provenienti anche dal vicino sito di Serra Òrrios), punica e romana. Qui ci si può rivolgere per avere informazioni sulle visite al villaggio di Tiscali.

Sono diverse le spiagge che si consigliano di visitare per le sue bellezze naturalistiche: Cala Cartoe, Osalla di Dorgali e Ziu Martine. Al Comune di Dorgali appartengono inoltre le Grotte del Bue Marino, famosissime in tutto il mondo.


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Dorgali. Pane, olio, vino, caglio, la cucina agropastorale

1^ tappa: Dorgali
Il pane "carasau" viene panificato da farine e da semole di alta qualità derivanti da grano duro coltivato in Sardegna, fermenti di tipo naturale, sale marino proveniente dalle saline della Sardegna e acqua, senza nessuna aggiunta di prodotti chimici e/o biologici.
Il "carasau" viene ottenuto attraverso diverse fasi di lavorazione. Gli ingredienti vengono impastati fino ad ottenere una pasta elastica e liscia e la lievitazione dura circa mezz’ora. Da qui vengono ricavate sottili sfoglie che subiscono un ulteriore processo di lievitazione su teli di lino per circa due ore. Il disco di pane così ottenuto viene poi introdotto nel forno caldo e si gonfia come una palla: questa viene tagliata a metà altezza e le due sfoglie che si ricavano vengono impilate e pressate. Successivamente sono ripassate in forno per ottenere la cosiddetta "carasatura", cioè la doratura del pane.
Ottimo il pane "carasau" prodotto a Dorgali, ma ancora più caratteristico di questo centro è il "moddizzosu".Si tratta di una sorta di spianata, ossia un pane di forma circolare di 20 cm massimo di diametro, alto 1 cm con poca mollica; il colore è dorato, tendente lievemente al rosa, lucido sulle superfici. Questo pane si differenzia rispetto a quello prodotto nel resto del territorio sardo, sia per la forma e la pezzatura, sia per il fatto che il "moddizzosu" dorgalese contiene nell’impasto delle patate che lo rendono particolarmente morbido e gustoso.

Oliena
Per chi giunge da Nuoro sul far della sera, Oliena è uno spettacolo indimenticabile. Le luci del paese brillano ai piedi della mole bianca e vertiginosa del Supramonte, che da qui digrada verso oriente in direzione del Golfo di Orosei. Attorno al paese, i vigneti occupano tutti gli spazi disponibili e in paese non mancano i luoghi interessanti per il visitatore. L'architettura di Oliena offre qua e là degli scorci interessanti: le vecchie case sono cresciute attorno alle "corti" e presentano ancora scale esterne, pergolati e soprattutto i colori vivaci di alcune stanze, in cui ancora si possono trovare le deliziose cassepanche coi loro caratteristici intagli, spesso adibite alla conservazione del pane "carasau".

Suggestiva l'origine del nome, che viene legato ad un leggendario gruppo di Troiani, che, dopo la caduta della loro città, approdarono sulle coste sicure della Sardegna dando vita alla popolazione degli Ilienses e stabilendosi in un luogo che fu chiamato Iliena, in ricordo della natia patria Ilio. In realtà il nome sembra derivare dalla diffusa coltivazione degli ulivi.

Oggi Oliena, grazie al suo territorio ricco di sorgenti, è un paese dedito all'agricoltura, con una ricca varietà di colture che vanno dagli uliveti, ai frutteti, ai vigneti (da cui si ricava una pregevole qualità di Cannonau), che si alternano a vaste estensioni destinate al pascolo prevalentemente ovino e bovino. Nei campi di calcio di Oliena ha, inoltre, mosso i suoi primi passi nell'Olimpo dei calciatori Gianfranco Zola, celebre in tutto il mondo per il suo grande talento calcistico e oggi consulente tecnico della Nazionale di calcio Under 21.

Perché visitare Oliena
Salvatore Satta definiva il Monte Corrasi, ai cui piedi si adagia il paese di Oliena, come "il monte più bello che Dio abbia creato": il grande scrittore era rimasto colpito dai meravigliosi e candidi colori delle sue rocce calcaree, che al tramonto si accendono di sfumature magiche. Le sue bellezze naturali, archeologiche e artistiche ne fanno sicuramente uno dei paesi più belli della Sardegna, ogni anno meta di un gran numero di turisti.

Caratteristica rilevante è l'alto numero di chiese che vi si trovano: già Vittorio Angius nel 1843 ne ricordava undici, tutt'ora visitabili, di cui sicuramente le due più interessanti per dimensioni e peso urbanistico sono la chiesa ex-gesuitica di S. Ignazio e l'antica parrocchiale di Santa Maria. La chiesa di Santa Croce, rimaneggiata nel '600, è la più antica di Oliena ed è sovrastata da un curioso campanile a vela; il complesso dei Gesuiti, su Corso Vittorio Emanuele II, conserva invece il ricordo dell'arrivo dell'ordine religioso che, dalla metà del XVII secolo, promosse la viticoltura e l'allevamento dei bachi da seta. La chiesa di Sant'Ignazio offre poi qualche interessante spunto per la visita, come le statue lignee di Sant'Ignazio e di S. Francesco Saverio e il retablo di San Cristoforo.

Fuori dal paese, ai piedi della scarpata della montagna, dal Rifugio Monte Maccione sono possibili varie escursioni sulle aride e spettacolari rocce del Supramonte di Oliena. Le imponenti masse calcaree che lo costituiscono e che degradano orgogliose sul mare della costa orientale danno vita a paesaggi lunari di rara bellezza, costellati di emergenze archeologiche, quali domus de janas, menhir e nuraghi, che li rendono unici al mondo. Partendo da Monte Maccione, da cui si può ammirare Oliena in tutta la sua estensione, si può attraversare la catena per scendere nella valle di Lanaittu, sulla quale si aprono numerose grotte, come quelle di Sa Oche e Su Bentu, e in particolare la grotta Corbeddu, che prende il nome dal bandito Giovanni Corbeddu, vissuto alla metà dell'800 e che aveva scelto il sito come suo rifugio segreto. Questa grotta, di non grande interesse dal punto di vista speleologico, è invece importantissima da quello archeologico e paleontologico: qui, per esempio, nel 1968 furono ritrovati i resti del cosiddetto Prolagus Sardus Wagner, un piccolo roditore estintosi ventimilioni di anni fa, oltre a resti umani e utensili in osso.

La valle di Lanaittu si conclude con il massiccio calcareo di Tiscali, cui si accede tramite un ripidissimo sentiero. Salendo lungo i fianchi di quest'aspra dolina, il visitatore penetra in un mondo selvaggio e quasi intatto, coperto da fitte foreste e secolari ginepri, regno del muflone e del cinghiale e vegliato dal volo maestoso di grifoni e astori. Terminato il sentiero ecco aprirsi alla vista un pianoro desolato su cui sorge quello che era il regno degli Ilienses, dove le legioni romane non riuscirono mai a giungere. Sotto un grande sbalzo calcareo, antica volta di un'enorme grotta in parte crollata, trovano ospitalità i due villaggi di Tiscali e Iscali, ultimi baluardi della resistenza barbaricina contro l'ingerenza romana, caratterizzati da piccole costruzioni circolari e quadrate in pietra. Un'antica tradizione vuole che lungo l'impervio sentiero che porta ai villaggi i figli portassero gli anziani genitori e qui li abbandonassero quasi senza cibo, dopo essersi ubriacati insieme per superare meglio il distacco; l'usanza sarebbe stata completamente debellata con l'avvento del cristianesimo, anche se nelle zone più isolate dell'interno continuò a persistere per alcuni secoli ancora.

A qualche chilometro di distanza da Oliena troviamo poi la sorgente carsica di Su Gologone, da cui sgorgano le acque che hanno scavato la loro via attraverso le rocce della montagna. Attorno alla gelida sorgente, fresca nei mesi estivi e travolgente durante le piene invernali (la portata media è di ben 300 litri d'acqua al secondo, cifra che la pone al primo posto tra le sorgenti sarde), un piacevole boschetto permette tranquilli picnic lontano dalla calura. Per esplorare le profondità della grotta, sommersa da anni, gruppi di speleologi subacquei scendono ogni volta più in profondità nelle viscere invase dall'acqua.

Oliena è anche un paese ricco di tradizioni e feste popolari, che richiamano ogni anno moltissimi visitatori: le più importanti, che culminano con grandi processioni, sono quelle dedicate a San Lussorio, il 21 agosto, e a "S'Incontru", la mattina della domenica di Pasqua. Entrambe le occasioni permettono di ammirare lo sfarzo dei colorati costumi tradizionali impreziositi dai caratteristici gioielli. Nei mesi invernali molto suggestiva è l'antichissima festa di Sant'Antonio Abate, che si tiene il 17 gennaio e che prevede l'accensione di diversi falò lungo le strade paesane.

Il paese offre anche alcune interessanti possibilità di acquisti: un tempo era famosa infatti per i suoi gioielli, i dolci e la tessitura. Oggi sicuramente il nome di Oliena in tutta l'Isola è legato al Nepente, un'ottima qualità di Cannonau prodotto nelle cantine locali. Questo pregiato vino viene ricordato anche da G. D'Annunzio in una lettera del 1909: ancora oggi sulle etichette delle bottiglie compare la sua famosa citazione "Non conoscete il nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi lasso! lo sono certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellete scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, bastò a inebriarmi."

Bandiera Arancione del Touring Club Italiano

2^ tappa: Oliena
Nel paese celebrato anche da Gabriele D’Annunzio per il Nepente, una varietà locale di Cannonau, niente di meglio che abbinare alla degustazione di questo vino qualche sfoglia di pane "carasau", magari insieme a qualche altro tipico prodotto locale, come il formaggio pecorino o gli insaccati.
Anche a Oliena è diffusa la produzione di pane "carasau", che i pastori usavano anticamente portare con sé durante gli spostamenti in campagna, per la innata capacità di questo pane di resistere a lungo, per settimane e anche mesi, senza perdere le proprie caratteristiche.
Una gustosa variante del carasau è il pane "guttiau". Si tratta delle sfoglie di "carasau" "gocciolate" (questo il significato del termine) con olio extravergine d’oliva, spolverate con un pizzico di sale e poste sulla graticola nel camino o nel forno a legna per alcuni secondi. Ne risultano sfoglie estremamente croccanti e saporite che trattengono il gusto delle essenze arboree impiegate per accendere il fuoco.
Oliena è bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Gavoi
Gavoi si trova al centro della Barbagia tra monti, vallate e altipiani. Il lago di Gusana, alimentato dalle acque del fiume Taloro, mitiga il clima barbaricino. Il paese è circondato dagli spettacolari boschi del Gennargentu, rifugio di molti rari animali di particolare interesse naturalistico, tra questi l'euprotto sardo (un anfibio), il nibbio reale, il falco pellegrino, il corvo imperiale, il gatto selvatico e la martora.

L'abitato, disposto ad anfiteatro sul versante di una montagna, è contraddistinto da una certa uniformità stilistica: la maggior parte delle case sono di granito grigio, con i balconi in ferro battuto o legno intagliato, spesso abbelliti da cascate di gerani. Anticamente la casa gavoese si sviluppava su due altezze: al pian terreno si trovava il locale che serviva da cucina, da stanza di ritrovo per la famiglia e da ricovero per gli animali. Al piano superiore si trovava la camera da letto degli sposi, ammobiliata semplicemente così come il locale del piano sottostante. A volte, sotto la casa, si trovava una camera che si utilizzava come magazzino e stanza da letto per gli altri componenti della famiglia.

Non è nota l'origine del centro abitato, ma verosimilmente risale ad epoca romana. Sicuramente il territorio circostante fu abitato sin dalla preistoria, come indica la presenza di menhir, sepolture a "domus de janas" e dei nuraghi di Castrulongu e di Talaikè.

Perché visitare Gavoi
Nel 2005 Gavoi ha ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, importante riconoscimento di qualità per il contesto ambientale in cui il paese è inserito e per le risorse archeologiche e storiche distribuite sul territorio. Al centro del paese si trova la parrocchiale di San Gavino, di tipologia tardo-gotica (XVI sec.), con un bel rosone in trachite ed un portale con timpano ricurvo spezzato di stile rinascimentale. All'interno si trovano un pulpito in legno intagliato del '600 e un bel fonte battesimale del 1706, anch'esso in legno intagliato e dorato.
L'altra chiesa degna di nota del paese si trova invece nella parte alta: è la chiesa di Sant' Antioco, con una grande statua lignea del santo risalente al XVIII secolo e numerosi ex voto in filigrana d'oro e d'argento.

Sempre all'interno del paese è possibile visitare due interessanti musei: il museo "Jocos" è dedicato ai vari aspetti della cultura agro-pastorale locale e più in generale sarda. Il nucleo più importante è costituito dagli strumenti sonori e musicali in uso nella vita quotidiana e nelle ricorrenze festive, ricostruiti dallo stesso espositore. Il secondo museo è quello della "Civiltà d'altopiano" dedicato alla vita del pastore transumante e del suo compagno di lavoro, il cavallo. Alle pareti sono appesi centinaia di morsi, staffe e speroni, per la maggior parte fabbricati nelle botteghe de "sos ispronarzos" di Gavoi. Il paese infatti, in passato, era noto in tutta la Sardegna per la sua produzione artigianale di morsi e speroni per cavalli, mentre oggi è rinomato per la produzione del gustoso formaggio pecorino "Fiore sardo" (marchio D.O.P.).

Il lago di Gusana, insieme alle vallate circostanti, per la sua rilevanza naturalistica e paesaggistica rappresenta una delle più importanti attrattive turistiche della Barbagia: si possono praticare gli sport acquatici (canoa e windsurf) e la pesca, in particolare di trote, persici e carpe. Si tratta inoltre di un importante centro di villeggiatura, non solo per gli appassionati di sport acquatici ma anche per chi ama le lunghe passeggiate a cavallo o in generale le escursioni naturalistiche. La vallata del bacino artificiale è infatti incorniciata da un fitto bosco di lecci, roverelle, castagni, agrifogli, noci e ciliegi.

Ogni anno, tra fine giugno e i primi di luglio, numerosi visitatori raggiungono Gavoi attirati dal Festival della Letteratura "L'Isola delle storie". Articolato in tre giornate, prevede incontri con gli autori, dibattiti, letture e appuntamenti musicali di grande rilievo.
Anche i riti carnevaleschi sono da non perdere: si inizia il giovedì grasso, jobia lardajola (così chiamato perché in questa occasione si preparavano le fave con il lardo), con Sa sortilla 'e tumbarinos, il raduno di centinaia di tamburini. Gli adulti e i bambini sfilano indossando il tipico abito di velluto e calzando scarpe chiamate sos cosinzos e sos cambales. Il corteo si snoda per le vie del centro del paese con i tamburi che suonano all'impazzata, accompagnati da altri strumenti tradizionali. La musica è al centro della festa, non è importante il travestimento perchè Su Sonu, il suono, è la maschera.

Bandiera Arancione del Touring Club Italiano

3^ tappa: Gavoi
Sulle sponde del lago di Gusana, in un territorio ancora in parte incontaminato, è disposto il grazioso paesino di Gavoi, uno dei centri turisticamente più attivi della Barbagia.
Sono numerosi gli appuntamenti e le attrattive che il paese offre ai turisti, come il Festival della Letteratura che, ormai da alcuni anni, rappresenta una tappa fissa per lettori e semplici curiosi tra il mese di giugno e quello di luglio. In quei giorni le macellerie si aprono ai visitatori e allestiscono numerosi banchetti per le strade del borgo nei quali è possibile acquistare e consumare, per pochi euro, le tipiche preparazioni o tagli di carne locali. Questi vengono accompagnati dal gustoso pane "carasau" e dalle spianate prodotti localmente, profumati di cereali appena macinati e di legna tagliata.
Gavoi è bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Fonte: http://www.sardegnaturismo.it/index.php?xsl=76&s=5074&v=2&c=3075&t=1

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26 / 04 / 2011



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