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Marrakech: oasi dei sensi


La definiscono“la città rossa”, e il perché appare chiaro fin dal primo attimo a chi vi giunge. A Marrakech, metropoli moderna dal cuore antico, il colore rosso, infatti, è quello predominante: dalle case alle mura di terra che circondano la Medina, tutto è pervaso da questa nuance che, sotto varie gradazioni e sfumature, sembra dare un aspetto malinconico e nostalgico alla città.


Seconda città Imperiale per estensione e per cultura, con i suoi quasi mille anni di storia, Marrakech è tra quei posti al mondo che ancora esercitano un influsso inconsueto nell’immaginario occidentale. La più brillante e mondana città del Marocco, intrigante, poetica, eccitante, casual chic ed esclusiva.


Plasmata con suoni, ritmi, fragranze, fruscii; fatta di forti contrasti, di dualismo tra progresso e antichi retaggi, Marrakech è una capitale che guarda al futuro ma che non dimentica le antiche tecniche nelle arti e nei mestieri.
Sulla piazza centrale, “Djema el Fna”, cuore pulsante della città vecchia, si trova il più vivace e vitale mercato al mondo, designato Patrimonio mondiale dell’UNESCO, e rimasto praticamente invariato dall’epoca medievale quando vi si eseguivano le sentenze capitali (non a caso il suo nome significa letteralmente “l’assemblea della morte”),
Ogni giorno, all’imbrunire, autoctoni e viaggiatori vi affluiscono per assistere agli spettacoli degli incantatori di serpenti, dei cantastorie, dei musicisti, giocolieri e acrobati. Il tutto in movimento fra le bancarelle in cui si prepara il cibo; il fumo dei fornelli si alza sulla piazza, spargendo i suoi travolgenti odori che si amalgamano con le numerose luci che rischiarano la folla chiassosa fino a notte tarda. Un’ottima occasione per assaggiare le gustose, speziate, piccanti e succulente leccornie della cucina marocchina.


Da questa colossale piazza si entra nel più grande souk del Marocco; addentrarsi nei suoi labirinti e nelle stradine è un’esperienza unica e irripetibile. Bisogna lasciarsi smarrire tra i vicoli tortuosi, tra i colori, gli odori, tra contrattazioni inconsuete e straordinarie che ci riportano all’antica arte del mercanteggiare.
Nonostante le credenze, la Medina di Marrakech non è pericolosa ed è possibile girarla tranquillamente, inoltre, qui gli artigiani non infastidiscono i turisti per attirarli nei propri negozi. Può però essere utile avere una guida ufficiale per visitare i monumenti nei quartieri storici e i Riad, le ville dei ricchi ristrutturate e trasformate in alberghi. Veri gioielli architettonici dove è possibile immergersi nelle abitudini locali. Chi desidera alloggiare in questi Riad sarà affascinato dall’ospitalità e dalla cordialità dei padroni di casa.


Fra i siti di maggiore interesse, all’interno della Medina, vale una visita, la “Medersa Ben Yussef”, grande e rinomata scuola coranica risalente al XIII sec, realizzata in stile ispanico moresco e contenente fino a 900 studenti alloggiati in 150 celle; il “Mellah”, il quartiere ebraico famoso per i mercatini di spezie e per l’antica farmacia di prodotti naturali; e ancora il quartiere dei conciatori di pelle, dove la lavorazione del cuoio è tuttora quella di un tempo e le pelli sono tinte a mano in enormi vasche di acqua colorata.


A pochi passi da “DJemaa el Fna” si erge la “Koutoubia”, la moschea con il più alto minareto che si possa scorgere nel panorama urbano, tant’è vero che esso è visibile da moltissimi punti della città. La sua costruzione risale alla fine del XII secolo e rappresenta un mirabile esempio di architettura marocchino-andalusa. A Marrakech e in tutto il Paese lo stile austero e lineare delle moschee diverge notevolmente da quello riscontrabile in altre parti del mondo islamico e resterà deluso chiunque pensi di trovarvi le imponenti costruzioni tipiche della Turchia o, in generale, del Vicino Oriente.
Questo monumento presenta decorazioni differenti per ogni facciata e una cupola su cui si trovano tre grandi bolle, prodotte, secondo la leggenda, dalla fusione di gioielli della moglie di Yacoub el Mansour, colui che terminò la costruzione della moschea.


La “Ville nouvelle” è invece la parte nuova della città, sviluppatasi sotto il protettorato francese a partire dal 1912; la maggior parte degli hotel di lusso è situata in questa zona, che conobbe una forte espansione negli anni ’50 e ’60 quando vi si trasferirono la borghesia marocchina e gli stranieri residenti in città. Nella stessa zona è possibile trovare anche moltissimi locali dove gustare da un piatto tipico locale a qualcosa di più internazionale, per non parlare del numero di pasticcerie e café in cui sorseggiare il classico e rinfrescante tè alla menta servito secondo un rituale a noi sconosciuto ed ormai perduto in altri paesi arabi.
A Nord della Medina e della Ville nouvelle si accede alla “Palmeira”, o in francese la Palmeraie, situata tra la strada per Casablanca e quella per Fès. In questa zona si trova il “Giardino Majorelle”, con piante di rara bellezza provenienti da tutto il mondo.


Esso prende il nome dal pittore Jacques Majorelle, figlio del più famoso ebanista liberty, Louis Majorelle. Qui egli si fece costruire una villa liberty, le cui pareti furono dipinte di un colore blu intenso che ancora oggi viene chiamato blu majorelle. Grande collezionista di piante circondò la sua abitazione con esemplari di diverse specie, tra cui cactus, noci di cocco, banani, bambù, gelsomini e palme. Negli anni Settanta il giardino ha ritrovato il suo originario splendore dopo l’acquisto da parte di Yves Saint Laurent, che ha lasciato un fondo per il suo mantenimento e ha disposto che le sue ceneri riposino in un piccolo mausoleo tra le piante. Oggi la Palmeira è sede di lussuosi Riad, hotel, campi da golf e locali turistici, dove si può mangiare sotto tende berbere, gustando specialità tradizionali e assistendo a spettacoli di danza e corse di cavalli.
In molte zone della città il traffico è estremamente caotico e resta per il visitatore uno degli aspetti più curiosi della vita quotidiana: oltre al consueto spettacolo di vecchi modelli di auto, si vede sfrecciare per le strade cittadine un incredibile esercito di motorini sui quali si muovono in modo agile e scattante giovani e meno giovani, uomini e donne, singoli e… intere famiglie!


È l’immagine di una città che si affanna e va veloce, mentre le carrozze trainate da cavalli, spesso denutriti, portano a spasso i turisti secondo i ritmi lenti di un Marocco antico e in parte scomparso.
Posta ai piedi dell’Atlantide, Marrakech è il punto di partenza per escursioni nel deserto e nei villaggi berberi.
Le stagioni ideali per visitarla sono la primavera e l’autunno, in cui si registrano temperature miti; in estate o in inverno si hanno, invece, giornate rispettivamente torride e gelide. In aprile è sconsigliato fare escursioni nel deserto a causa delle frequenti tempeste di sabbia.

Si ringrazia per la collaborazione Anna Amendola

09 / 11 / 2010



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